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Saverio, la prima maratona e non sarà l'ultima

Oct 05, 2021

Berlino…la mia prima maratona (perché so che ce ne saranno altre!)

Ma facciamo un passo indietro.

Novembre 2019.

Sono stanco.

Stanco del frullatore della vita, stanco di lasciarmi vivere dagli eventi, stanco di vivere solo per il lavoro, frammentato tra i tanti impegni e responsabilità (per quanto importanti)…e tanti kg in più presi negli anni di vita sedentaria dopo il matrimonio.

Ero alla ricerca di un cambiamento che mi aiutasse a mettere ordine nella mia vita dando la giusta priorità alle cose, ma non sapevo da dove partire e pensavo di non averne la forza. Avevo tanto bisogno di nuovi stimoli, di prendermi del tempo per me, per poter stare meglio io e far stare meglio la mia famiglia.

Per puro caso (o forse ne ero proprio alla ricerca) vedo un banner su FB del progetto di Run To Feel Better ideato da Michele Stefani che mirava a selezionare 10 persone per portarle dal divano alla maratona di New York.. tutto nell’arco di un anno.

Scettico e senza rifletterci troppo compilo il form spiegando le mie motivazioni a voler far parte del progetto ed invio la mia candidatura.

E nel mese di dicembre, mi arriva una e-mail inaspettata dove mi si comunica che sono stato selezionato per l’edizione 2020 del progetto. Non potevo crederci, quella mail era arrivata nel momento più propizio.

Iniziamo gli allenamenti, il gruppo guidato da Michele è molto affiatato, era quello di cui avevo bisogno in quel periodo: di qualcuno che mi spronasse a cambiare, a non mollare per raggiungere un obiettivo comune.

Il 2020 è stato l’anno della svolta: qualcosa inizia a cambiare sul serio!

Le prime decine di km macinati, 15 kg persi, inizio a rimettermi in forma; sappiamo però che è stato un anno difficile per tutti…tra quarantene, coprifuoco e gare annullate, il progetto è rinviato al 2021.

E si riparte! Nuovo obiettivo: correre la maratona di Berlino.

Riprendo il programma di allenamento, per lo più mattutini (all’alba) per cercare di incastrare tutto senza pesare troppo sulle dinamiche della famiglia, conciliando gli impegni di lavoro.

E anche quest’anno non sono mancati i momenti di crisi e la tentazione di abbandonare tutto chiedendomi se ne valesse davvero la pena alzarsi alle 5.30 del mattino per allacciare un paio di scarpe, e per cosa? Ma più si avvicinava il momento della gara più si rafforzava in me la convinzione di dovercela fare, nonostante la fatica, la stanchezza del quotidiano, gli infortuni.

E così arriva il giorno della maratona di Berlino. Sono una persona molto razionale, e difficilmente mi lascio prendere dall’ansia in situazioni del genere...ma la sera prima della gara inizia a salire la tensione…avrò dormito solo 4 ore (complice anche il materasso scomodissimo). Mi sveglio stanco e dolorante. E adesso chi la corre sta maratona?

Tutte le paure svaniscono però al momento della partenza…allo start sono con Andrea e Davide, miei compagni di avventura.

Con Davide ho corso fianco a fianco più di mezza maratona. Nemmeno ci accorgiamo dei primi km corsi tanto siamo presi a guardarci intorno, a vivere l’atmosfera della gara attirati dalla folla che canta, suona, balla e incita: una festa lunga 42,195 m perché è questo che è una maratona, migliaia di persone (per lo più sconosciute) che corrono in festa, ognuno con le proprie motivazioni, mettendoci le gambe, la testa e l’anima.

Intanto si macinano km: 10, 15, 21, 28, 32.

Bella la festa ma anche per me arriva il momento di crisi. Tutto bene fino al km 34.

Da lì in poi le gambe diventano di marmo.

Sentivo di avere fiato e forze per arrivare a tagliare il traguardo e continuavo a ripetermi che ce l’avrei fatta in qualche modo a fare gli 8 km che mi mancavano.

Ma le gambe non ne volevano proprio sapere. Intanto la festa intorno a me continuava, il pubblico incitava a non fermarsi perché la porta di Brandeburgo era vicina. Credendo a questo ho continuato a correre, senza mai fermarmi, a passo più lento ma correvo. Sono stati 8 lunghi km sofferti, in cui ho visto anche la fatica di tante altre persone in difficoltà come me.

Km 40: l’adrenalina inizia a salire, ormai siamo davvero vicini alla porta…ultima curva ed eccola lì. Inizio a correre come se fosse il primo km, non vedo più nessuno intorno a me. Percorro gli ultimi 500 m ridendo, emozionato come non mai. Taglio il traguardo commosso, stanco ma felice. Gioia pura.

Grazie a moglie Roberta per avermi supportato in quest’avventura.

Grazie a Michele per i suoi insegnamenti e per questa preziosa opportunità.

Grazie a tutta la famiglia RTFB.

Alla prossima maratona!

Oggi puoi fare anche tu il percorso dei nostri ragazzi.

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