Ritorna al blog

La gara più lenta della mia vita...

Apr 12, 2022

Può la gara più lenta di sempre essere anche una delle più belle?


Siamo abituati a collegare il nostro successo quasi sempre al raggiungimento di un risultato che prevale rispetto agli altri: a scuola, i più bravi sono quelli che ottengono i voti più alti, nel mondo del lavoro sono quelli che guadagnano di più, nello sport sono quelli che vincono e, per esempio nella corsa, i cosiddetti top runner sono quelli che vanno più veloci degli altri.


Ma se, invece, il raggiungimento del risultato migliore per noi fosse legato alla nostra felicità?


Siamo sicuri che i bambini più bravi, i lavoratori meglio pagati e gli sportivi più veloci siano anche quelli più felici?


Questo week end ho corso la Venice Night trail.


Doveva essere la mia prima gara corsa ad un discreto ritmo, nei giorni precedenti mi sono allenato bene e iniziavo a raggiungere una discreta condizione.
Poi il covid mi ha obbligato a fermarmi e, lasciandomi molti strascichi, ha trasformato quella che doveva essere una gara corsa ad un buon ritmo, piena di buone intenzioni, nella mia gara più lenta di sempre.


Alla partenza, erano quasi le 21, un vento gelido accompagnato da un po' di pioggia mi sembravano il presagio di una serata tutt’altro che divertente, ma poi come sempre basta staccare il cervello, basta non pensare agli aspetti negativi e tutto attorno (e in me) si trasforma.


Anche se l’inizio, sportivamente parlando, non è certo stato dei migliori: per darvi l’idea, ho “corso” i primi 6 km in circa un’ora.
Passo dopo passo, ponte dopo ponte e imbottigliamento dopo imbottigliamento, mi sono reso conto che ero di fronte ad un bivio: non cercare nemmeno di correre più, oppure prenderla così, affrontando i 16 km del Venice night trail in consapevole modalità fit walking.


Dopo un’ora di gara ho guardato il mio gps e, appunto, vedendo che avevo percorso solo 6 km mi son detto “cazzo, se sono lento!”.


Ma non mi sono fatto prendere dallo sconforto, non mi sono né arreso né abbattuto.

Eppure, ed è questo il fatto che voglio sottolinearvi, non ho nemmeno accelerato l’andatura.
Ero li per divertirmi, dopo tutto. Quindi mi sono fatto una bella risata e sono ripartito.


Mi sono goduto ogni scorcio di Venezia.
Mi sono goduto ogni singolo passo.
Mi sono goduto le mani gelate.
Mi sono sentito vivo.


Dopo circa 8 km la bellezza di piazza San Marco mi ha tolto il fiato.


Visto le condizioni meteo la piazza era quasi completamente vuota. Nessun turista, solo qualche altro runner pazzo che in un sabato sera di quasi inverno (visto il clima) preferisce correre piuttosto che degustare cicchetti e spritz seduto al caldo di un bar.


Quante volte ti può capitare di avere tutta piazza San Marco per te?


Penso mai, a meno che tu non sia un runner che si butta (o tuffa, visto il contesto lagunare della corsa) in questa avventura.


Mi sono fermato un attimo in mezzo alla piazza e ho fatto una diretta per cercare di farvi capire la bellezza nel correre una gara come quella che stavo correndo io, insieme ad altre migliaia di persone provenienti da tutta Italia e da molti altri paesi.


Poi, manco a dirlo, verso il decimo km le gambe si sono un po ' sciolte.
Il fiato corto che mi stava accompagnando da alcuni giorni come magicamente è sparito.
Mi sono sorpreso nel correre persino ad un buon ritmo.
Il tempo finale per concludere i 16 km della Venice Night Trail è stato di 2 ore e 20 minuti.
Una eternità, se guardiamo la classifica finale.


È uno di quei tempi che, quando gli altri runner ti chiedono “Quanto ci hai messo?”, dichiari a sottovoce borbottando sperando di non essere compreso bene.


Un tempo che non va esibito, di cui quasi vergognarsi, avrei pensato tempo fa.
Ma non questa volta no, le 2 ore abbondanti sono volate, e mi sono veramente  goduto la gara.


Avevo bisogno di una serata come questa, di un week end come questo.
Fatto di amicizia, camminate turistiche, buone mangiate e di slow running.


Ne avevo bisogno perché grazie a questi tre giorni ho riscoperto un altro lato della bellezza della corsa:
non hai bisogno di andare veloce ad ogni costo per essere felice.


La felicità nel running, almeno come lo intendo io quando penso anche a Run To Feel Better, si raggiungere in maniera molto semplice: del resto, per uscire dalla banale e ripetitiva quotidianità basta uscire di casa, mettere un piede davanti l’altro e… ci si sente improvvisamente più vivi.


Basta porsi un obiettivo e lavorare con continuità, ma senza ossessioni, per raggiungerlo.
Basta non lasciarsi condizionare dagli altri e accettarci per quello che siamo: magari lenti, forse con un po’ di pancetta, ma di sicuro sereni e in pace con noi stessi, anche quando non arriviamo nella prima metà della classifica di una corsa.

Di sicuro, però, convinti di avercela messa sempre tutta.


Basta farlo, o almeno essere disposti a mettersi in gioco rispetto al rinunciare senza nemmeno provarci.
E se non sai come cominciare… ci siamo noi di Run To Feel Better!

Oggi puoi fare anche tu il percorso dei nostri ragazzi.

Iscriviti a Run To Feel Better