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Numeri e parole, la prima maratona di Luca Pasquy

maratonadivalencia racconti Dec 13, 2021

A volte i numeri parlano come le parole: 16 settimane di lavoro, 46 allenamenti, 10 kg lasciati sull’asfalto passo dopo passo.


Ma le parole hanno un altro sapore, un altro profumo, un’altra suggestione.


Sono le parole di Michele, che ti spiega come affrontare ogni ripetuta, ogni lungo, ogni sofferenza che puoi incontrare lungo lo scorrere dei giorni.
Sono le parole che leggi nei post del gruppo, scritte da persone che stanno correndo al tuo fianco anche se non le conosci nemmeno.
Sono le parole che scrivi per partecipare a queste chiacchierate virtuali ma non troppo, per condividere i tuoi progressi, i tuoi rallentamenti e i tuoi risultati.
Sono le parole che pronunci un mattino, quasi per caso anche se sai che non è così, quando senti la tua voce che dice “Voglio correre la maratona di València”.


E poi tocca alle immagini, alle sensazioni e ai pesi che pian piano ti togli dalle spalle.
Fotografie di un mattino freddo e anonimo, non fosse per quell’autobus che si riempie di persone che vanno dove vai tu.


Scatti di cellulari che immortalano il tabellone delle partenze di Malpensa, selfie sorridenti e felpe colorate.
La sensazione di lasciarsi una mezza vita alle spalle, mentre l’aereo decolla e velocemente si lascia l’Italia e le sue Alpi alle spalle.


E fra le nuvole, anche se il cielo è azzurro come soltanto da quassù lo si vede, senti che qualche peso ti abbandona.

Se ti è servito, ora non ti serve più.

Se ti ha rallentato, ora non ce la fa più a farti perdere tempo.

Le spalle si raddrizzano, i muscoli ti dicono che sì, sei davvero tu e sei davvero vivo.


Poi compaiono, durante la discesa verso València, i nonostante: nonostante l’età, sei qui. Nonostante il ginocchio e il suo non legamento, sei qui. Nonostante la cartilagine quasi distrutta, sei qui. Nonostante il lavoro, sei qui.


E l’aereo atterra, tu atterri su questo nuovo asfalto.


Una linea blu lunga 42.195 metri, da seguire respiro dopo respiro, goccia di sudore dopo goccia di sudore, senza pensare ad altro eppure, incredibile da spiegare, pensando a tutto quello che ti ha portato qui, metro dopo metro.


Un’altra alba, questa volta vista dalla finestra di una camera d’albergo e non da casa tua.
La colazione quasi nervosa, quasi contratta, inutile eppure fondamentale.
Sai che ci sei, ti senti come mai ti è capitato di sentirti: vivo, teso, saltellante, con il cuore che rimbomba e gli occhi che assorbono voraci ogni raggio del sole che sorge.


Poi li chiudi, questi occhi metà azzurri e metà grigi di cinquantunenne tornato bambino, e ti ritrovi con il fiato rotto dall’emozione a trattenere le lacrime e la voglia di urlare “Sì, sono io, sono davvero io!”.


Sono passate 4 ore e 23 minuti da quando hai schiacciato Play sul tuo orologio, e sei agli ultimi passi dal traguardo della tua prima maratona.


Cosa separa l’istante in cui hai sentito Michele dire “Si parte” da questo, che ti rimbomba nel cuore come un uragano impazzito di acqua e sale?"
Semplice: 42.195 metri.


E la tua vita, che da oggi è quella di un maratoneta.

Grazia a Luca per il bellissimo racconto.

Oggi puoi fare anche tu il percorso dei nostri ragazzi.

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